Storie: Sarà perchè mi chiamo, la nuova rubrica sulla storia dei nomi dei cavalli

“Sarà perché mi chiamo…”. Stiamo cercando di veicolare un pizzico di cultura ippica, il nostro “Fishofapril“, ci racconterà periodicamente le storie che si nascondono dietro la scelta del nome del cavallo. In alcuni casi è semplice intuire la natura del nome di un cavallo, in altri casi sarà utile e capire da cosa prendono nome i nostri “fratelli” a 4 zampe. C’è chi sceglie nomi di artisti, chi usa desinenze comuni, chi invece trae ispirazione da luoghi per loro mistici o semplicemente luoghi di vacanza. Nomi che, molto spesso, sono legati alla scelta del proprietario che desidera attribuire un nome per lui molto significativo. Molti di voi sanno per esempio che il campione Frankel nasce dall’idea del Principe Khalid Abdullah di tributare un omaggio al grande Bobby Frankel, scomparso nel 2009, e trainer apprezzatissimo negli States e uomo chiave nello sviluppo di Juddmonte negli States. Frankel, l’equino, nacque nel 2008 ma il nome venne attribuito dopo su precisa scelta del Principe, chiedendo tra i tanti cavalli allenati da Sir Henry Cecil, altro genio del training, quale cavallo potesse onorare al meglio il nome del trainer. Missione perfettamente riuscita, diremmo.. Tante di queste storie cercheremo di raccontarle settimanalmente. Buona lettura.

Potrebbe risultare bizzarro o quanto meno poco credibile raccontare ad un bambino (o a un puledro) nato oggi come i due cavalli più forti e impattanti della storia del trotto e del galoppo mondiale Varenne e Ribot, siano entrambi italiani.

Non è questa la sede per spiegare come questo, da un punto di vista tecnico/allevatorio, sia accaduto in maniera del tutto non casuale. Coincidenziale è invece la matrice francese di entrambi, matrice che in seguito ha accompagnato il destino anche di altri fuoriclasse (basti pensare ai più recenti Vernissage Grif e Voila Ici).

L’origine del nome Varenne, ispirata alla lunga e centralissima via parigina Rue de Varenne sede (tra l’altro) dell’ambasciata italiana, non è un mistero per molti. Meno leggendaria ma certamente più misteriosa fu invece la scelta di Federico Tesio di dare a un neonato piccolo e sproporzionato il nome Ribot. Letteratura vuole che tale derivazione sia dovuta al semi-sconosciuto pittore francese Theodule Augustin Ribot, realista francese di metà 800, di riflesso agli ammiccamenti per l’arte di Tesio e Donna Lydia.

Ma ancor prima che uomo di cavalli, l’uomo di scienza di estrazione Darwiniana e proiezione Mendeliana Federico Tesio non poteva non conoscere Theodule Armand Ribot, psicologo e matematico francese ben più famoso del suo due terzi omonimo (ebbene sì entrambi Theodule Ribot, una coincidenza non va mai lasciata sola). Pochi anni prima che Tesio rivoltasse e azzerasse ogni credenza e conoscenza equina diffusa individuando nell’allevamento la formula matematica dell’ingegno, Theodule Armand Ribot prendeva le distanze dalla pur illuminata scuderia di psicologi francesi intuendo che per conoscere e dare un nome a un numero maggiore e più preciso di patologie bisognava abbandonare il comfort dei laboratori.

È dalle sue pionieristiche ricerche vis a vis che nacquero la separazione e la classificazione di innumerevoli condizioni dell’essere umano mai sviscerate prima e oggi più che mai alla base dell’individuazione di malesseri da parte di psicologi e psicoterapeuti. Una su tutte l’Anedonia, l’incapacità di provare piacere dal greco -An = non e -Hedone = piacere, stato dell’essere da cui è fortunatamente esente e immune chi abusa di corse di cavalli.

Fishofapril

Ciascuno di noi ha già un  nome  prima di essere concepito
Alejandro Jodorowsky

By Redazione

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