Storie: Luigi Ginobbi, la “stellona” Tomiko. Genesi di una impresa nelle Oaks d’Italia

La stellona di Luigi Ginobbi è alta, luminosa, nel cielo di Milano. E non ci riferiamo solo a quella bella, gialla, che campeggia al centro della giubba rossa fuoco che ormai rappresenta una certezza nel galoppo italiano, la cui proiezione, come un segnale da supereroe, arriva fino a Roma. Ci riferiamo anche alla sua Tomiko che ha regalato al nostro sport una di quelle storie indimenticabili, la favola che racconti ai nipotini di fronte al tepore e al crepitio della legna che arde come passione nel camino.

Ne abbiamo parlato con Luigi, ardente e passionale, pur celato da una velo di timidezza, imprenditore romano attivo nel campo della realizzazione degli infissi, e titolare della società Lema Infissi 85 Srl. Da quattro anni è entrato prepotentemente in questo mondo “fissando”, appunto, i risultati che in un computo del dare/avere, segnano un vigoroso segno più. Ma più di tutto, va raccontata la genesi di una impresa che ora va vivisezionata in più parti: Lei, Tomiko, una cavalla maiden che all’11° tentativo in carriera ottiene il risultato per cui vale l’inseguimento di una vita, una vittoria Classica, per Paolo Aragoni, al secondo grande successo della sua carriera, e con in sella Silvestre De Sousa che fino a pochi giorni prima della corsa non sapeva nemmeno chi fosse, Tomiko. 

Incredibile, a guardarsi da fuori, nelle premesse. La figlia di Footstepsinthesand, che era stata acquistata per £20.000 al Book 3 di Tattersalls dall’agente Marco Bozzi, ha messo in fila tutte: Le italiane più titolate, le tedesche più accreditate, per un giorno in cui sicuramente tutti i satelliti hanno girato sulle orbite giuste, fino ad imbroccare la via migliore. 

Foto credit Giuseppe Galbiati

Ora si può dire: Ma quanto ci credevate, realmente? “Anche se può sembrare strano, noi ci credevamo tantissimo. Quando si fanno queste corse l’impegno è sostanzioso, e spendere dei soldi per partecipare non lo si fa per onore di firma o per fare la sfilata, ma perché l’ambizione c’è ed era anche forte. Spendere i soldi per l’iscrizione, per il viaggio, per un fantino d’elite comportano un esborso non indifferente, quindi quando ci siamo buttati a capofitto in questo tentativo c’era l’idea di voler far bene. Nei gran premi si corre per vincere, poi realizzarlo è tutto un altro conto, ma credevamo nelle sue potenzialità, le premesse erano buone. Poi, certo, vedevamo che era una outsider e ci siamo detti mamma mia. Ma senza ragionare con le quote ci siamo detti che era giusto provare perché ci credevamo”. 

Allora raccontiamo come ci è arrivata Tomiko, a questo risultato: “Molto del merito va dato a Paolo Aragoni, ovviamente, che da molti mesi diceva che avrebbe voluta vederla nelle Oaks, convinto delle potenzialità e delle capacità sulle lunghe distanze. Devo dire però che la mia scuderia arrivava da un periodo non propriamente semplice in termini di risultati, sembrava tutto andasse storto. Io ho avuto qualche piccolo problema, Paolo che era stato in ospedale in inverno (prese un calcio da Angel’s Trumpet dopo la trasferta francese in Febbraio), ed ha perso tanti giorni preziosi in scuderia. Come si dice, l’occhio del padrone ingrassa il cavallo, sono cose che capitano. Abbiamo impiegato qualche settimana per far tornare tutto nella normalità. Il giorno prima della chiusura delle iscrizioni nelle Oaks ho chiesto a Paolo cosa volesse fare, perché la mia idea era prima vincere la maiden e rimanere con i piedi per terra. Senza troppo pensarci lui mi ha risposto che contro le cavalle italiane avrebbe sicuramente potuto far bene, aveva fiducia. Io l’ho percepita, mi sono fidato ed il giorno successivo ho completato l’iter per l’iscrizione, il resto è storia recente”. 

Come è possibile sia arrivata, casualmente, maiden alle Oaks? “Pensiamo sia un problema di natura tattica. È un difetto che abbiamo faticato a capire, complice anche questo problema che ha avuto nel corso dell’inverno, ma che aveva manifestato a due anni. È cavalla forte, ma anche di carattere. Molto spesso è passata presto e convinti potesse vincere, si è improvvisamente piantata. È successo anche in Listed a Roma, a 2 anni, quando una volta superata, ha ingranato l’azione per andare a riprendere le avversarie, molto spesso non riuscendoci. È capitato anche Roma nell’ultima maiden; è passata e si è fatta rimontare, quindi abbiamo deciso che dovesse provare a correre completamente ai resti. I fatti ci hanno dato ragione, gli ordini sono stati precisi, abbiamo detto a De Sousa di aspettare il più possibile e assecondando le caratteristiche della nostra: L’ha montata come meglio non avrebbe potuto. Ha preso grande condizione negli ultimi 20 giorni, stava bene e corso all’estrema attesa, è andata a riprendere quelli di testa ma solo sul palo, non un metro prima. Adesso che abbiamo capito questo aspetto sono convinto che difficilmente lei vincerà mai per un ampio distacco. Il fatto che due volte abbia corso bene a Milano è un caso, solo un discorso di condizione e salute. Stava bene quel giorno, e stava benissimo domenica”. 

Inverno problematico, dicevamo: “Si, dopo il Dormello ha patito questo virus che l’ha debilitata in maniera clamorosa. Quasi non camminava più, era dimagrita tantissimo, quasi una quarantina di chili, non mangiava e lei era una mangiona, si alimentava con le flebo, era spenta, stanca, quasi morta agonisticamente parlando. Quando in Aprile è rientrata con quel piazzamento in maiden era tornata a lavorare in maniera soddisfacente da una ventina di giorni, infatti pur facendo la “puntatina”, si nota un calo repentino e difetto di condizione. Abbiamo corso il Regina Elena, ma ovviamente non era ancora entrata nel clima corsa e nella piena condizione, ed era forse al massimo al 70% in una corsa comunque dura, su distanza che forse a questo punto era anche corta. Poi quella maiden di cui parlano tutti, è vero che non era ancora al picco della forma, ed in più tatticamente è passata presto e poi si è piantata, caratteristica di cui facevo riferimento prima. La luce verde c’è stata poi nei giorni precedenti la corsa quando ha sostenuto un lavoro in pista da corsa con Angel’s Trumpet, soddisfacendoci e dandoci pienamente ragione”. 

Ora che si fa, obiettivi per Tomiko?: “Ne parlavamo qualche sera fa. C’era l’opzione Oaks tedesche (Preis der Diana di Düsseldorf), ad inizio Agosto, il 4. Ho provato a parlarne a scuderia ed Aragoni, che cerca sempre di farmi risparmiare, anche troppo a volte immedesimandosi nel proprietario, mi ha detto che non era il caso forse, pur credendo tanto nelle sue potenzialità. Poi però in effetti abbiamo l’intenzione di bypassare perché le iscrizioni sono chiuse ed il costo di €50.000 per la supplementazione, è effettivamente esoso. Abbiamo deciso che considerato il risultato di domenica, ci ha dato tanto, resterà ferma e la rivedremo in autunno, cercando obiettivi. Non nascondo che una trasferta mi piacerebbe farla, ma è comunque complicato per i cavalli italiani. Vedremo cosa ci offrirà il panorama, nulla è ancora deciso al 100%”. 

Quattro anni da proprietario, dicevamo, ed il conto segna più: “Penso di essere soddisfatto di quanto fatto in questi anni, pur con alti e bassi. È un mondo bello sportivamente parlando, ma come in tutti i settori sportivi e della vita ci sono delle cose che non mi piacciono e che mi hanno fatto dubitare molto in questi mesi. Le vittorie, come ben sai, fanno salire il morale della truppa e quindi mi godo il momento ma senza mai abbassare la guardia, qualche volta sono rimasto fregato. Mi ritengo una persona di cuore, onesta, e quando mi si manca di rispetto, da persona molto istintiva quale sono, reagisco male e lo esprimo a modo mio, a volte forse esagerando. Però ho deciso di proseguire e di farlo con le persone con cui ho fiducia massima, e che hanno un rapporto soprattutto umano con me. Fino ad oggi le cose che ricordo con piacere sono Collinsbay che ha vinto il Tudini e si è piazzato in Francia, ora fa lo stalloncino per me ad Anagni. Poi Capitan Magnum, Championofmyheart ed infine La Gite nel Lydia Tesio e ora Tomiko nelle Oaks. Direi non male”. 

La Gite vince il Lydia Tesio

L’arsenale di Luigi Ginobbi è tutto o quasi stipato nella nuova scuderia acquistata praticamente un annetto fa e che lambisce le piste di allenamento di Ciampino dalla quale hanno scritto la storia alcune scuderie importanti quali La razza Spineta, la Nuova Sbarra, giusto per citarne un paio: “Ho una ventina abbondante di cavalli divisi tra Paolo Aragoni e Vincenzo Caruso, con i quali sono legato anche in un rapporto di amicizia, divisi tra anziani e puledri. Al di fuori di loro ho un cavallo con Sebastiano Guerrieri ed un paio a Pisa da Cristiana Brivio ed Endo Botti. Non voglio allargarmi troppo. C’è Collinsbay che ha coperto una dozzina di fattrici al primo anno ad Anagni, di cui 4 mie fattrici che hanno buon sangue e che hanno avuto dei problemi fisici. Non voglio fare l’allevatore, mi interessa fare il proprietario in corsa, però ecco l’impegno è costante e fino a che mi darà queste gioie continuiamo a farlo”. 

Ed infine una dedica: “Qualche anno fa è scomparso il mio più caro amico, si chiamava Manuel Fagiolo. A lui dedico tutte le vittorie, dalle più piccole alle più importanti, ci tengo a ricordarlo sempre”. Quella stella, alta, ha una luce in più.

By Gabriele Candi

Related Posts