Speciale Derby: Raffaele Biondi “speranziella” The Tweed. Con il..paraocchi

“Guagliò, alla mia età si può fare qualche pazzia. Noi ci proviamo, poi vediamo che succede”. Raffaele Biondi, 66 anni, ha il ghigno di chi ne ha viste tante e la sa lunga, e si muove tra mistero e fede, speranza e pazzia. La telefonata scorre velocemente ed in fretta, come l’avvicinamento a questo 141^ Derby Italiano con una chance apparentemente nascosta. La sua pedina si chiama The Tweed, cavallo poco esposto, allevato e di proprietà di Sauro Fiordelli grazie al quale ha conseguito vittorie importanti nelle ultime stagioni come Que Tempesta, poi venduto in Australia, e Sadalsuud, tra gli altri. The Tweed: Quattro corse in carriera, un debutto con quarto posto, la qualifica di maiden tolta a metà Dicembre a Pisa, la conferma a metà Marzo sempre a San Rossore e poi un avvicinamento a fari spenti nel San Giuseppe (la corsa che lo scorso ha lanciato Goldenas), con un secondo posto, senza passare per Botticelli o Filiberto, i trials più probanti per chi ha ambizioni Classiche: “The Tweed ha lavorato questa mattina (mercoledì, per chi legge), ed ha soddisfatto pienamente le nostre aspettative. Anche Tore Sulas con il quale collaboro da tempo lo ha sentito bene, arriviamo carichi e fiduciosi ma anche consapevoli di un ruolo non da favoriti. Piuttosto, chi viene da fuori si sa?”. Glissa, fa finta di non conoscere gli avversari, in realtà il trainer napoletano ha preso bene le misure con tutti e con una malcelata fiducia prepara l’imboscata: “No, ma quale imboscata. Non ti nascondo che correre il Derby è sempre fascinoso e non vorrei mai farlo a caso, quindi la dose di fiducia c’è eccome. Ma ecco, i tedeschi possono essere importanti anche se ammetto che a me quello di Milano (Borna, ndr), non mi è sembrato un fulmine, anche se ha vinto bene quando sembrava tutto perduto. Se hanno margini non lo so, mi sono fatto l’idea che il nostro più o meno vale gli altri italiani, e allora si può fare un tentativo. Non conosco bene i francesi e l’inglese”. 

Raffaele Biondi

Saltare un test importante però, significa avere consapevolezza dei propri mezzi: “Io vengo dalla vecchia scuola, ho guardato sempre ai migliori. Lorenzo Brogi, Luigi Camici e anche Salvatore Saggiomo che è stato per me qualcosa più di un insegnante. Ecco, da loro ho imparato che bisogna arrivare freschi ad una corsa come il Derby e quindi noi abbiamo deciso che per The Tweed un avvicinamento del genere fosse ideale. È un cavallo al quale manca ancora un pizzico di esperienza, ha perso il San Giuseppe e speravo almeno vincesse, ma è stato colto di sorpresa. I punti forti? Ha un bel cambio di marcia e dico che devono stare tutti parati, se c’è andatura..(ride…)”.

Quando si parla di Derby la scaramanzia tutta partenopea prende sempre il sopravvento. La realtà è che Don Rafè, che lavora a stretto contatto con i figli Roberto e Pasquale (43 anni) nell’oasi di San Rossore ha fede travolgente, passione elettrica, spirito di corpo, ed unione familiare che fa la forza anche quando la spia della riserva segna rosso: “Siamo rimasti con una abbondante dozzina di cavalli, anche per preparare The Tweed abbiamo usato… la macchina, e non un bilancino. Dai, vediamo che succede. Il mio è un bel cavallo, italiano, in totale progresso. Non ha particolari problemi di distanza, la novità per lui sarà il paraocchi. Penso sia più concentrato”.

E qui si apre un altro capitolo: La mossa paraocchi ha dato i suoi frutti qualche anno fa con Groom Tesse al quale, nel giorno dei giorni, fu applicato questo accorgimento che ha consentito di far realizzare un capolavoro al cavallo della L3C, allenato appunto da Luigi Camici, in una vittoria rimasta iconica e nella storia del Derby: “Io, come il Sor Luigi, amo andare in bicicletta. Sto vivendo un momento sereno, mi faccio sempre 25-30km perchè mi aiuta a scaricare la tensione e a tenermi in forma. Ma a parte gli scherzi, questo Derby lo sento per ora normalmente, penso che poi quando saremo a Roma qualcosa si comincerà a muovere dentro di noi”.

L’anima forgiata dal Vesuvio conferisce a Raffaele la solita carica di energia: “Ho corso il Derby poche volte, perchè quando avevo la possibilità c’erano cavalli fortissimi. Adesso invece si è molto livellato, e vale la pena provarci anche quando non pensi di avere un fenomeno, ma parlo in generale, e quindi se ho una chance voglio giocarmela con attenzione. I miei tentativi nel Derby sono stati pochi, si contano sulle dita di una mano. Il primo con Warder, era di proprietà di Agostino Affè, arrivò settimo ma vicino al sesto, il favorito Real Solution, nel 2012. Poi ho provato con Greg Pass (8°, nell’anno di Goldstream), ma non teneva la distanza. E poi con Juan De Montalban la volta in cui ci sono andato più vicino. Poco meno di un mese in scuderia da me, secondo me fu un piccolo capolavoro portarlo al massimo nel Derby per ottenere quel risultato. Perse di 4 lunghezze da Tokyo Gold, che era di un’altra dimensione, nel 2021. Dai, pensiamo a stare tranquilli… vediamo che succede. Ma se sbagliano qualcosa li davanti..”. Stiamo “parati”..

I trials che hanno dato maggior numero di Derbywinner
Raffaele Biondi con i figli Pasquale, Roberto e nipote
By Gabriele Candi

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