Sandown: City Of Troy vince le Eclipse, ma che fatica! L’analisi della corsa e progetti

City Of Troy (Justify) ha vinto le Eclipse-Stakes G1 di Sandown, e fin qui la cronaca nuda e cruda non dice nulla di nuovo insieme al record raggiunto che gli ha permesso di entrare nella elite dei vincitori del doppio Derby-Eclipse succedendo così a Mill Reef, Nashwan, Sea The Stars e Golden Horn per ultimo, nel 2015.

EPICO A METÀ: Ma di epico, a parte il nome e la presenza sul campo di Victoria Starmer, moglie del nuovo primo ministro Keir, si è visto poco. Quando rivedremo la corsa fra qualche anno capiremo se e perché potrebbe diventarla, eventualmente. Si perché in fondo la pista di Sandown non ammette mai sconti, e vincere qui a questo livello vale sempre più di quello che sembra. City Of Troy ha calciato il rigore e capitalizzato al massimo un percorso vicino alla testa guidato da Hans Handersen che gli ha fatto da apripista e dopo essere passato presto ha rischiato di finire sul carrello dei bolliti prima del tempo ma riuscendo a salvarsi dagli affondi di Al Riffa (Wootton Bassett), allenato da suo figlio Joseph, e da quello interno di Ghostwriter (Invincible Spirit) che hanno dato il fritto in campo avvicinandosi ma senza velocità necessaria e senza però mai rischiare di insidiare la leadership del campione che tale è e tale resta, ma di un rango ancora tutto da stabilire.

City Of Troy nella foto Bronwen Healy Photography

LE DICHIARAZIONI: Insomma, chi si aspettava una vittoria per 10 lunghezze è rimasto deluso e qui entrano in ballo anche le dichiarazioni di Ryan Moore che ha ammesso (la finta umiltà è sempre più utilizzata) di aver sbagliato le mosse: “Per un attimo ha perso la sua falcata ed ho dovuto rimetterlo sui binari giusti. Poi ha cercato di allargarsi troppo, poi ha cercato di andare lungo la corda, ho dovuto tenerlo sulla fascia giusta. Detto questo non ho mai temuto di perdere, anche se come tutti mi aspettavo di vincere facile”. Del resto nella carriera di ogni cavallo c’è sempre una vittoria faticosa: Aidan O’Brien conferma: “Avevo paura del terreno, 15 anni fa sarebbe stato ritirato, ma adesso i “ragazzi” (i boss del Coolmore) sono più divertenti e li lasciano correre più facilmente. Ogni corsa che fa comunque impariamo una cosa in più, ed ora ci godiamo la vittoria visto che è un gran cavallo. Può fare tutto, sta ancora maturando”. 

SOGNO DA COLTIVARE: City Of Troy è un bellissimo cavallo, va da se, uno stambeccone dalla potenza che trasuda da ogni poro, eleganza da rivedere, ma una pedalata da qui a laggiù che copre tantissimo terreno anche se i puristi e gli esteti del galoppo stil novo diranno che è brutto a vedersi. A ben ragione. Ma quelli del Coolmore si sono trovati comunque un fenomeno tra le mani e lo gestiscono fino ad alimentare il sogno di John Magnier: Avere un cavallo competitivo al massimo livello sia in Europa che in America. E difatti adesso la missione guarda agli States, alla Breeders’ Cup, per cercare di vincere la prova massima e mandare in razza un cavallo vincitore di G1 a 2 anni (Dewhurst Stakes), a 3 anni con Derby ed Eclipse e poi la Breeder’s Cup, il Sacro Graal per il Coolmore, e realizzare questo sogno sarebbe un colpo di mercato tremendo anche se le risposte in razza derivano dalle politiche commerciali successive. L’obiettivo è quello americano, passando forse per le Juddmonte International Stakes G1 o per le Irish Champion Stakes G1, lasciando da parte l’Arc che sarà invece obiettivo per Al Riffa. Forse sperimenterà la sabbia anche a Southwell per prendere confidenza con la superficie che, almeno genealogicamente, è nelle sue corde. Ricordiamo come, per i pochi che ancora non lo sapessero, si tratta di un figlio di Justify (Scat Daddy), vincitore di Triple Crown sul dirt in America.  

By Gabriele Candi

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