San Siro apre le porte alla stagione 2024. Il racconto di Giorgio Vitali

L’ippodromo di San Siro, oltre ad essere forse il più bell’impianto italiano, ospita da almeno 137 stagioni le corse dei cavalli. Ed ogni anno, ciclicamente, si compie il solito rito uguale e diverso dell’apertura intesa come inaugurazione della stagione delle corse in piano che di fatto, con la loro valenza tecnica irrinunciabile, completano l’architettura della stagione insieme a Roma a Pisa. In assenza di uno di questi tasselli, nulla avrebbe lo stesso senso. A Milano era presente, come sempre accade negli appuntamenti imperdibili, Giorgio Vitali che ha voluto regalarci il suo racconto per la prima giornata di corse a San Siro. E noi di Italian Post Racing per questo lo ringraziamo. Buona lettura. Photo credit Giuseppe Galbiati (Photogaloppo su Facebook).

Giorgio Vitali. Per gli ippici milanesi gli equinozi non contano: l’inizio della primavera corrisponde alla data dell’apertura del galoppo. La fontana di San Siro li accoglie con quel getto altissimo che è come la stura di un brindisi, con gli splendidi e curatissimi giardini – da sempre fra i più belli della città – e le storiche tribune che in questo 2024 riservano e mostrano le novità. Sì, perché la pista interna del trotto è completata: molti mugugni, molte levate di scudi per la profanazione del sacro luogo una volta presentato il progetto.

Ma, alla fine, quanti grandi ippodromi hanno dovuto adeguarsi ai tempi, alle tendenze del pubblico, alle ragioni del bilancio e di una nuova programmazione? Inevitabile abituarsi e farci  l’occhio, anche perché il tutto ora risulta molto curato e ben fatto, con tanto verde al centro. Gli investimenti sono stati notevoli, ed altri sono previsti per creare nuove scuderie, e un circuito interno per le corse in sabbia: già se ne intravedono le prime tracce, ragion per cui l’ippodromo ha ancora l’aspetto di un cantiere, quando si volge lo sguardo verso la pista. Dove, oltre al nuovo tracciato, è anche in corso un intervento sulla torretta, che sarà diversamente posizionata.

Tutt’altro discorso per le tribune: la secondaria è stata restaurata con tutti i criteri richiesti, ed ora si appresta a tornare alla sua funzione per ospitare le corse al trotto. La fontana ha per sfondo la tribuna principale; il cavallo di Leonardo la secondaria. Quanto alla tribuna dei proprietari, la terza, non ha bisogno di restauri. Ma l’intero complesso sarà oggetto dell’introduzione di nuovi spazi: perché le intenzioni della proprietà sono di attivare più di un ristorante. Il  sito del resto è classificato come bene architettonico di pregio della città: inserito nei circuiti dei sightseeing tour, è incluso nel programma di visite delle giornate del Fai (Fondo ambiente italiano). Cosa che ha portato negli anni un gran numero di visitatori, e che non è certo cosa usuale per un ippodromo. Torneranno dopo aver ammirato luogo, cavalli e corse con l’accompagnamento delle guide? Difficile dirlo, ma nella giornata dell’apertura, la prima delle giornate-Fai appunto, i visitatori sono stati 1039. E hanno contribuito a far superare le 5.000 unità di presenti complessivi. Non un numero trascurabile. E se è vero che San Siro è raggiungibile da una comodissima metropolitana, è anche vero che il destino del luogo e della sua attività – come lo sono i destini dei più grandi ippodromi del mondo – è legato allo sviluppo della promozione, ad iniziative come quella del Fai o come quella con le scuole, e a una differenziazione delle attività e delle proposte che da una parte soddisfino le esigenze di bilancio, e dall’altra creino attenzione e facciano promozione all’ippica stessa. In questa direzione va la gestione degli ippodromi, e basta pensare al nuovo  Longchamp che è stato progettato “anche” per le corse.

A proposito di mugugni, è naturale che gli ippici locali non abbiano apprezzato il numero ridotto di giornate complessive. Ma questa è la realtà. Con tante domeniche senza cavalli. In compenso i campi sono numerosi, le corse spettacolari (con un primo programma all’insegna dell’incertezza), e entrambi gli elementi sono un toccasana per il gioco. Un buon pubblico, si diceva. Almeno per un inizio.

E programma che merita un paio di note. Bresciana (Expert Eye e Baratella) è stata il punto forte della giornata. La dormelliana allenata da Riccardo Santini ha vinto la maiden Premio Roberto Milani, dando vita alla prestazione più ammirata della giornata: Fabio Branca l’ha portata al palo con mano di velluto e con la convinzione di avere sotto la sella la migliore. È una bella cavallina, e potrebbe dirigersi direttamente all’Elena, considerando che i 1.600 dovrebbero essere il suo limite. Stando alle voci è considerata poco sotto a Nomellina: ma in primavera tutto può cambiare, compresi i valori di scuderia.

Branca, che quando è in vena non ha nulla da imparare da nessuno, ha vinto anche l’affollatissimo Premio Apertura con Summer Lady per la soddisfazione di Nicolò Simondi: con un percorso esterno, senza rischi di intruppamenti. Dario Vargiu ha aperto le danze vincendo la prima della giornata in sella all’ex irlandese Cult Figure, allenato da Luciano Vitabile e portatore di buone linee al suo debutto: unico favorito della giornata sotto la pari in chiusura di gioco. E Dario Di Tocco le ha chiuse con l’Endo Botti Merlano. Quanto alle quote, quando i campi sono numerosi, c’è chi i colpi li fa e le quote grasse non mancano. E anche di questo ha bisogno l’ippica.

Giorgio Vitali.

By Redazione

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