Il mito della Dormello, la storia del Turf. Di Mario Berardelli

Mario Berardelli. Un sogno meraviglioso che dura da 125 anni! Dormello è il Turf italiano e internazionale. Dormello è la grande Cultura del nostro Galoppo. Non dimentichiamolo mai, sono le nostre radici colte, lo stile ed il comportamento che ha permeato tante generazioni di operatori nel nostro Paese. Ora più che mai i precetti del Senatore debbono essere ancora e nuovamente la nostra stella polare. Se smarriremo la strada che porta ad un Turf colto e meravigliosamente internazionale, lentamente ci piegheremo su noi stessi e, forse, non sarà più possibile risollevarsi.

Viviamo un momento difficile, ritroviamo “ la retta via che abbiamo smarrito” , riappropriamoci dei “Fondamentali” del nostro mondo, in altre parole riscopriamo Dormello, Federico e Lidia Tesio e il Marchese Mario Incisa e con loro tutti i grandi che hanno condiviso il sogno, con loro e anche dopo.  È esattamente da un secolo, appena terminata la prima guerra, che il nostro Turf ha iniziato a solcare con coraggio il grande oceano del Galoppo mondiale. Non disponendo di una portaerei ma di una flotta agile, corsara e di tanta genialità.

Foto credit Alice Bianco

Fino a dieci anni orsono siamo stati periodicamente competitivi al massimo livello, con punte anche dopo. Perché? Perché quella stella polare ha continuato a guidarci e noi la abbiamo seguita. Il grande, immenso lascito di Federico Tesio  è, in primo luogo: cultura, cultura, cultura. Che significa pensare in grande e non flettere dinanzi alla routine. Si, Federico (Torino 1869) è stato un meraviglioso, straordinario sognatore, un capitano coraggioso che ha accettato la sfida, forte di una incredibile retroterra culturale che, in massima parte, doveva agli insegnamenti del padre barnabita Francesco Denza, scienziato che gli ha conferito proprio un imprinting che sapeva miscelare scienza, anche darwiniana, e visione umanistica.

Federico aveva perduto i genitori ancora bambino, poteva contare su adeguato patrimonio. Appena maggiorenne non si fece pregare per applicare il precetto dantesco  “..Seguir vertute e conoscenza”. Tra il 1890 e il 1896 ha praticamente girato il mondo dalla Patagonia alla Cina, all’India e al nord America.  Il famoso retroterra. È stato cavaliere in piano ed in ostacoli e non è casuale che la sua fantastica cavalcata nel mondo del galoppo abbia avuto inizio alla fine del secolo, 1898, contemporaneamente alle sue nozze con Donna Lidia Fiori di Serramezzana, la sorella del suo migliore amico. Darwin e Mendel furono alla base della sua ricerca scientifica applicata al Turf. Allevare per correre, come avevano sempre fatto i grandi dell’ottocento.

A Dormello trovò la sua Newmarket pian piano estendendone la proprietà. Selezionare le fattrici anche in corsa il primo dogma,  acquistare sangue nuovo la priorità dei primi venti anni del 900, continuata poi. La Gold Cup di Ascot il sogno inseguito per tutta la vita. Il sangue di Saint Simon ricercato con costanza. Il confronto e la visione mercuriana del Turf il suo lascito intellettuale più alto: selezionare i migliori per andare a sfidare il mondo a casa sua che, ippicamente, significava per lui Francia e Inghilterra in primis. Federico Tesio fu quindi Allevatore, Proprietario e Allenatore, un eccezionale “unicum“ che testimonia della sua grandezza. Fatta, grazie anche alla eccezionale preparazione in tema di genealogie anche di Donna Lidia, di ricerca e studio costante, continuo dei pedigree di fattrici e stalloni. Ne ha fatto una scienza e soprattutto un esempio per ogni autentico appassionato.

Per 50 anni ha sfidato ed è stato sfidato dai migliori. In Italia il suo primo eccezionale competitor fu Felice Scheibler che aveva iniziato prima di lui. Fu stupendo confronto. Scheibler fu colui che più di altri seppe contrastare il Mago di Dormello. Peccato che alla fine degli anni dieci dovette tornare in Africa a seguire le sue miniere e non tornò più. Per avere comunque una idea dell’impatto che il Senatore (divenne tale nel 39 dopo i trionfi di Nearco e, insieme a Paolo Orsi Mangelli, gli dobbiamo la legge che ci fatto prosperare per quasi 60 anni) ebbe su turf italiano. Basta controllare l’albo d’oro del Derby. Ebbene, dal 1911 al 1923 il Mago vinse dieci derby lasciandone due al Conte Scheibler e uno al Marchese Corsini. Il Turf italiano era dunque già griffato Tesio. Il guanto di sfida, più che da altri, fu, dagli anni 20 e nei 30 raccolto da due giganti assoluti che rispondono al nome di Giuseppe De Montel e dei fratelli Crespi alias Razza del Soldo…. E la nave del turf italiano iniziò il suo viaggio. Ortello e Crapom a Parigi nell’Arco dopo che il Senatore aveva preso le misure con Apelle che impressionò nello sfortunato Paris e fu subito venduto. Vincerà poi le Coronation Cup. Ecco un altro lascito, diciamo più terreno, del Senatore: i cavalli sono un asset, si acquistano ma se valorizzati si vendono eccome. È stato cosi anche per Donatello e Nearco, tanto per avere un’idea.

Nei suoi primi 30 anni di attività Federico e donna Lidia diedero fondo ad entrambi i propri patrimoni. L’amicizia e la partnership con Mario Incisa della Rocchetta nel 1930 rappresentò la svolta ed insieme il grande rilancio. Il marchese Mario, più giovane di 30 anni, è stato il socio  perfetto in ragione di una cultura enorme e di una signorilità straordinaria che si coniugava perfettamente con una preparazione in campo ippico di notevolissima competenza. I tre si sono sempre perfettamente compensati e completati e ciò rappresenta un altro dei segreti dei trionfi di quella che a quel punto diventò Dormello Olgiata e che pian piano, quasi fosse un fertilizzante magnifico, fece germogliare, nel nome della Cultura, tante altre realtà nel galoppo italiano come la Mantova oppure la Aterno e, soprattutto, colui che Tesio temette più di ogni altro, Luchino Visconti che tuttavia a fine anni trenta lasciò per seguire la sua altra vocazione a Parigi, il cinema. In cinque o sei anni tuttavia Luchino (in “ I Tesio come li ho conosciuti” conosciuti il marchese Mario ci lascia un piacevolissimo ricordo dei timori del Mago verso Visconti) seppe acquistare parecchi cavalli di spessore e soprattutto Talma che fece la fortuna della Mantova oltre a comprare , proprio da Tesio, Sanzio, la ferita più dolorosa per l’orgoglio del Senatore. Che aveva considerato finito Sanzio che invece, Ubaldo Pandolfi e Luchino Visconti con pazienza certosina ricostruirono fino a vincere il Milano.

Gli anni 20 e trenta sono stati davvero la nostra prima golden age, un tessuto socio culturale e di costume fertilissimo per il nostro mondo e per Tesio. Nogara, Dellena, Jacopa del Sellaio ( unica sua colpa quella di vincere il derby un anno prima di Archidamia) e poi Donatello, Nearco e Niccolò Dell’Arca solo per citarne alcuni, i migliori. Il più grande per Federico fu tuttavia un altro (non fece in tempo a vedere Ribot, però) ovvero Cavaliere d’Arpino, il cavallo costruito per vincere la Gold Cup passando per l’Arco. Aveva le ruote sgonfie purtroppo ma un motore degno della Ferrari. Per averlo il Mago cercò St Simon attraverso Havresac, del rivale De Montel, cui diede la importazione Chuette  e anche Catnip per avere Nogara, la madre del sommo Nearco. Pensate che lui, donna Lidia e il marchese Mario rovesciarono l’incrocio di Nearco ( Pharos con Havresac) per avere Ribot (Havresac con Pharos). Il genio assoluto. Non solo, Ribot  può essere a giusta ragione il suo più eccezionale capolavoro perché costruito e progettato interamente nel tempo selezionando. Questa la grande lezione. Su 14 nomi che compongono il pedigree di Ribot nelle prime tre generazioni ben 11 sono stati allevati dalla Dormello Olgiata. Mirabile! Cavaliere d’Arpino, Bellini Tenerani,  Ribot la sequenza paterna. El Greco, un Pharos, il nonno allevato cosi come Romanella e Barbara Burrini.

Chiunque ami davvero il Turf non può che inginocchiarsi in adorazione  dinanzi a tanto genio. E poi Botticelli, finalmente il sogno che si avvera anche se postumo ma il figlio di Blue Peter è tutto tesiano nella concezione e gli diede, ci diede, la Gold Cup di Ascot. Da Guido Reni a Ribot, 45 anni di trionfi meravigliosi, di emozioni uniche, un insegnamento straordinario per tutto il galoppo e tutto questo senza considerare ma è la cosa più importante, ciò che  rappresenta Nearco nello sviluppo della storia genealogica del Turf mondiale. Oggi circa lo 80% dei vincitori importanti nel mondo discende da Nearco e attraverso almeno tre o quattro linee di sangue. Imperdibile in proposito la lettura del saggio di Luigi Ferri dedicato appunto a Nearco.

Tutto questo è Dormello Olgiata, la grande Cultura del nostro galoppo. Mai recidere le nostre radici, rappresentano invece il nostro domani. Per questo i nomi di Federico e Lydia Tesio e Mario Incisa della Rocchetta sono splendidamente attuali, tanto più che dopo la morte, 1954, del Senatore oltre ai successi di Ribot ci sono stati (a onore di Mario Incisa ma anche della contessa Orietta) quelli di Tissot, Marguerite Vernaut, Tadolina, Appiani, Hogart, Ruysdael, Mannsfeld  e non solo. Perché in queste ultime stagioni Dormello è splendidamente di nuovo sulla cresta dell’onda, grazie al nuovo corso, la sua giubba in pista emoziona come un tempo, il cuore di ogni appassionato riceve una scossa unica ogni volta che scende in pista, Dormello è la Nazionale del Turf…. Andiamo Senatore … a Parigi a Parigi…. 

By Redazione

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