Falbrav, una storia italiana. A 26 anni è scomparso il cavallo italiano più forte degli ultimi 24 anni

All’età di 26 anni, in Giappone, se n’è andato l’eroe Falbrav, uno degli ultimi Campioni con la “C” maiuscola che il nostro allevamento abbia saputo proporre sulla scena internazionale. 

Falbrav è una storia italiana. Lo dice il nome, quello datogli dal suo allevatore-proprietario Luciano Salice, di un cavallo che è cresciuto esponenzialmente stagione dopo stagione, corsa dopo corsa. A 3 anni è arrivato secondo di Morshdi nel Derby Italiano G1 rimontando una vagonata di lunghezze ai primi, mentre l’anno successivo ha strapazzato Ekraar nel Premio Presidente della Repubblica G1 vinto a tempo di record di 1m 57,80s sui 2000 metri di Roma, sullo scorrevole. Poco più di un mese dopo ha fatto suo il Gran Premio di Milano G1, sempre per il training di Luciano D’Auria, il quale sul finire di quella stagione lo ha portato in Giappone, a Nakayama, per vincere una storica Japan Cup sotto la spinta di un superbo Frankie Dettori. 

Qui sotto riproponiamo un articolo del 2015, firmato da Franco Raimondi, quando Falbrav è entrato in pensione. Buona lettura. 

Falbrav da qualche settimana è diventato un cavallo, puro e semplice, un vecchio amico quadrupede che merita rispetto per quello che ha fatto in una carriera fantastica. Teruya Yoshida ha annunciato il ritiro del campione allevato da Luciano Salice, provocato da un garretto in cattive condizioni che l’aveva in pratica fermato all’inizio della stagione di monta 2014, impedendogli di coprire le fattrici (solo 4 secondo lo stud book giapponese) che gli erano state destinate.

Il destino è vigliacco e beffardo. Falbrav, che è stato un atleta di ferro, uno di quei cavalli che mangiano, bevono, dormono e galoppano senza dare preoccupazioni ai loro uomini, ha avuto una carriera da stallone disturbata da guai fisici e scelte commerciali non sempre esatte. Ai primi è difficile opporsi, le seconde dipendono dagli uomini che non obbligati alla perfezione.

Falbrav è entrato in razza al termine della straordinaria campagna 2003, che l’aveva visto in attività ininterrottamente da aprile a dicembre, con dieci corse, tutte in gruppo 1, cinque vittorie, dal miglio delle Queen Elizabeth ai 2075 del Juddmonte International, e tre piazzamenti. 

Luca Cumani, dopo il passo d’addio nella Hong Kong Cup, provò anche a convincere Teruya Yoshida a lasciargli Falbrav per un’altra stagione. Il campione era ancora bello come un fiore nell’avvicinamento alla grande prova di Sha Tin e aveva ancora un po’ di corse nei muscoli e nel cuore. I risultati del 2004 – con il senno di poi – dimostrarono che Luca aveva ragione. Tanto per fare un esempio Better Talk Now vinse la Breeders’ Cup, un altro grande italiano come Rakti le Prince of Wales’, il meteorico Doyen si impose nelle King George, Azamour nelle Irish Champion ed Execute nel Ganay.

Abbiamo elencato tutte le grandi corse che Falbrav non riuscì a vincere nel 2003 e senza timore possiamo affermare che avrebbe battuto di bello i cinque già citati. E avrebbe fatto a fette Polish Summer nello Sheema Classico, scegliendo la breve distanza del Duty Free, Paolini e Right Approach. Yoshida scelse la soluzione più logica. Falbrav era stato acquistato dopo la Japan Cup firmata Luciano D’Auria come prospetto stalloniero. Shadai doveva affrontare il problema della sostituzione di Sunday Silence, scomparso al termine della stagione di monta 2002, e nessuno dei potenziali candidati aveva ovviamente il carisma del Califfo. 

El Condor Pasa, era morto anche lui dopo appena tre stagioni, i vari Agnes Tachyon, Fuji Kiseki, Manhattan Cafe e Jungle Pocket per un verso o per l’altro avevano qualche punto debole. E soprattutto c’era bisogno di un’alternativa alla linea di Sunday Silence dopo che War Emblem si era inventato di voler coprire solo le poche fattrici di suo gusto…Falbrav “doveva” andare in razza e venne proposto a un prezzo importante, 5 milioni di yen, più alto di quello a cui sono state messi sul mercato altri europei importanti come Harbinger e Novellist. 

Il supporto degli allevatori giapponesi fu buono ma non eccezionale, con 144 fattrici, da cui nel 2005 nacquero 93 puledri. La spiegazione è tutta nel fascino infallibile dei figli di Sunday Silence e di un certo sospetto con cui vengono guardati ancora gli stalloni di provenienza europea. Novellist, ad esempio, ha avuto 156 fattrici in prima annata contro le 244 di Orfevre e le 250 di Lord Kanaloa. Dopo la prima stagione Falbrav venne spedito in shuttle all’Arrowfield, in Australia, e iniziò l’attesa per i suoi primi prodotti. Quando nacquero, nel 2005, il nostro vecchio amico aveva iniziato la sua seconda stagione di monta al Cheveley Stud Park. Una mossa a sorpresa quella di Yoshida, che raggiunse un accordo con l’allevamento inglese. 

Purtroppo in Europa abbiamo la memoria corta, gli allevatori si erano già scordati di quello che aveva fatto in pista. Da quella annata inglese (a 17.500 sterline) nacquero 80 puledri, ben 15 dei quali italiani, e non è un caso se il migliore dei 3 vincitori di gruppo, Fanunalter, è stato allevato dal Sciur Salice. Falbrav fece la seconda parte del 2005 in Australia e nel frattempo i suoi primi prodotti giapponesi passarono all’asta. Dodici dei 16 foals offerti trovarono un acquirente a una media di 22,5 milioni di yen, quattro volte e mezzo il tasso di monta. Dunque un rapporto più buono per chi aveva investito su di lui. Nel 2006 Falbrav tornò a Shadai, a un prezzo ribassato di 3 milioni di yen, e coprì 122 fattrici. Il numero di cavalle calò – naturalmente – alla quarta stagione quando, in attesa dei debutti, gli vennero inviate 91 cavalle. Anche in Giappone “SanTomasoshi” va molto di moda…

La prima annata di Falbrav conteneva 14 vincitori a 2 anni, un laureato di gruppo (Transwarp), due buone femmine (Beach Idle e L’Archetto) e una potenziale campionessa (Reve d’Amour). Purtroppo Transwarp vinse i suoi due gruppi a 7 anni, Beach Idle non fece i 1400 quando la provarono in gruppo 3, L’Archetto non venne avanti dopo i due successi di inizio carriera e Reve d’Amour perse una corsa imperdibile nel Juvenile Fillies (Gr1), rimontando una dozzina di lunghezze in retta per finire seconda a un’incollatura, e si fece male durante l’inverno quando tutti la vedevano come cavalla sicura da gruppo1.

Sulla scorta dei buoni risultati (terzo nella classifica dei debuttanti dietro Symboli Kris S e Agnes Digital) Shadai riportò a 5 milioni di yen il tasso di Falbrav, una mossa non particolarmente gradita dal “mercato” perché nel frattempo al parco stalloni si erano aggiunti due derbywinner di alto livello come King Kamehameha e Neo Universe ed era entrato in razza anche Deep Impact.

Falbrav ebbe comunque le sue 85 fattrici ma l’assenza di risultati “vicini” dei 2 anni si fece sentire già nel 2009, quando coprì appena 43 cavalle a due milioni e nella stagione successiva con 32 a un milione. Un errore di marketing e tanta sfortuna. Nel frattempo Falbrav aveva dimostrato di saper produrre (4 vincitori di gruppo nella seconda e terza generazione giapponese) e nel 2011 Shadai decise di tagliare ancora il prezzo, offrendolo a 500.000 yen. Il risultato sui grandi numeri è arrivato. Falbrav ha avuto il book più largo della sua carriera – 164 fattrici, 112 puledri che sono diventati 3 anni – e nel 2012, a una tariffa leggermente ritoccata (800.000) ne ha coperte altre 145 con 83 yearling.

L’allevamento non è una scienza esatta ma un’attività economica che richiede colpo d’occhio e rapidità nelle scelte (oltre al sacchiano bus d’al cul) e permette valutazioni solo quando tutto è accaduto, troppo tardi. Dal punto di vista statistico Falbrav ha 241 foals generati nelle ultime tre an-nate, quando ha coperto – intuitivo, visto il prezzo calato -le fattrici peggiori, e circa 500 nelle nove precedenti, inserendo anche le due australiane, quelle su cui si possono già fare dei conti. 

I suoi vincitori di gruppo sono 11, uno strike assolutamente in media con gli stalloni che non fanno parte del ristretto gruppo dei fenomeni. In ciascuna delle prime cinque annate ha dato almeno un vincitore di gruppo e i suoi figli hanno conquistato pattern in quattro continenti diversi (Europa, Asia, America e Oceania). 

L’AEI (l’indice medio delle vincite) è frazionalmente sotto l’unità – 0.96 – che indica il confine tra uno stallone buono (il 90% appartiene alla categoria dei peggioratori) e uno normale. L’indice risalirà sopra l’unità entro la fine dell’anno, quando i suoi attuali 3 anni (16 vincitori giovanili su 112) si saranno pienamente sviluppati. Poi ci resteranno da giudicare quelli che sono appena diventati 2 anni (lo scorso anno5 venduti su 5 presentati all’astona JRHA per una media di 22 milioni contro 800.000 di monta), gli 87 yearlings e i 46 foals. E non sarà ancora finita. Noi vecchi continueremo a coltivare il ricordo del Falbrav corridore, della sua incredibile Japan Cup e della pazzesca stagione successiva perché – è storia del purosangue – di anziani capaci di vincere cinque gruppi uno in giro per il mondo nell’arco di dieci mesi non ce ne sono stati tanti. Quasi nessuno. E poi continueremo a pettinare le bambole, raccontando della sua nipote (baia, grossa e con una piccola stellina) Harp Star, del suo in-flusso come padre di fattrici. E staremo ad ascoltare altre sue storie, come fanno i pensionati. Tiremm innanz.

By Gabriele Candi

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