Epsom: Ezeliya domina le Oaks. Luxembourg di forza nella Coronation Cup

Sua Altezza l’Aga Khan lo ha fatto ancora. Esattamente sessantacinque anni dopo il successo di Petite Etoile (Petition) sotto i colori di suo nonno, l’Aga Khan terzo. Si, forse Ezeliya non avrà la sua stessa lucentezza, o almeno deve ancora dimostrarlo, ma vincere le Oaks non è mai fatto casuale soprattutto per le modalità con cui è arrivata. La cavalla di Dermot Weld, montata da Chris Hayes, è stata sistemata e quasi nascosta in fondo al gruppo in una gara con il ritmo scandito in avanti da Making Dreams. In dirittura ha iniziato la sua progressione che l’ha portata a superare, una dopo l’altra, tutte le avversarie. Del resto Weld lo aveva detto: Non ti preoccupare, la cavalla ha stamina ed ha una punta di velocità. Il risultato ha parlato chiaramente con la cavalla irlandese che ha battuto Dance Sequence (Dubawi) e War Chimes (Summer Front), peraltro quest’ultima iscritta anche alle Oaks d’Italia.

Per Dermot Weld questa è la seconda vittoria nelle Oaks, 45 anni dopo Blue Wind (Lord Gayle): “La pazienza ha dato i suoi frutti. Le abbiamo dato due corse a 2 anni ed una quest’anno (le Salsabil Stakes G3). Ora punteremo anche alle Oaks irlandesi”. Ezeliya ha debuttato con un quarto posto a Leopardstown in Agosto, ha vinto la sua maiden a Cork in Settembre e poi si è rivista quest’anno a fine Aprile a Navan in G3, dove ha vinto una corsa senza andatura. Si tratta di una figlia di Dubawi ed Eziyra (Teofilo), e proviene dalla operazione dell’Aga Khan IV quando comprò tutto il materiale di Marcel Boussac di una linea femminile che ha dato anche Estimate, Enzeli, Edabiya, Edabiya, Darshaan, Darara, Akiyda, e Sinndar. Qui sotto il racconto di Giorgio Vitali.

GIORGIO VITALI: Riflessioni “a freddo” (il che non è il massimo dopo l’invernata di questo venerdì di corse) sul pomeriggio (non) memorabile delle Betfred Oaks 2024. Il preventivano terreno pesante non c’è stato: nonostante l’instabilità del meteo, il grigio  e la presenza di forti temporali in zona (Cristian Demuro ha rischiato di non raggiungere Epsom in tempo, perché il suo aereo è stato deviato a Stansted in seguito a una tempesta su Heatrow), le piogge sull’ippodromo sono state inferiori al previsto. In compenso chi scrive non ricorda un freddo così pungente (provocato dalla brezza), almeno dall’edizione del Derby di Quest for Fame.

Sul grande prato c’erano più elicotteri che persone: forse per via del clima, forse perché il pubblico rappresenta una criticità anche in Gran Bretagna, forse perché sono venuti a mancare alcuni elementi di richiamo. Il giorno del Derby darà qualche indicazione. Gli allenatori sono come i direttori d’orchestra: non invecchiano mai. In una edizione che già non appariva delle più eclatanti, e con un tondino di (relativa) modestia, Dermot Weld, 76 anni, ha dato una prova di maestria, presentando una cavalla, la Dubawi Ezeliya, senza grandi prestazioni, ma in condizioni perfette e sorretta della convinzione di allenatore e fantino (l’ottimo Chris Hayes, e l’aggettivo sta diventando sempre più raro da queste parti, salvo le poche e ben note eccezioni) che fosse pronta e adatta alle ondulazioni di Epsom. Cosa che l’ha portata a dominare la corsa.

Ezeliya vince le Oaks

Per il resto del campo vale la considerazione di cui sopra: bellissime le due O’Brien, ma desolanti in corsa: Rubies are Red si è mantenuta in coda allo steccato, nell’illusione di replicare lo spunto di Lingfield, ma è miseramente dispersa dalla avversarie. Ylang Ylang in fondo al gruppo ci è finita, ma poi non è mai stata un fattore: sesta. Altro spunto, ovvio ormai: L’Aidan è in crisi, succede o è successo a tutti i grandi allenatori, nel suo caso fa notizia.

Mentre Appleby si conferma in gran forma, e la sua Dubawi (stallone che ha dunque piazzato l’uno-due) Dance Sequence è stata l’unica a non arrendersi in modo quasi umiliante alla vincitrice dell’Aga Khan: steccato orrendo, ondeggiamenti e cross vari in retta, ma alla fine è stata dominata. La Treasure di Re e Regina non aveva molte credenziali, non ha contato nulla, ma almeno ha portato ad Epsom i due sovrani, molto acclamati, con il loro stile molto più popolareggiante rispetto alla Madre. L’altra presentata bene, Secret Satire, come poteva anche essere logico la distanza non la fa: oltretutto tirava sulla retta di fronte. Un’ultima considerazione finale sulle Oaks: se si vuole vincere molto non bisogna individuare chi arriva per primo, ma chi si piazza a quota stratosferica: è il caso di War Chimes, 50 in tabella, che peraltro non era niente male al tondino.

Nel primo Gruppo 1 della giornata Cristian Demuro qualche speranziella l’aveva di vincere al massimo livello in Uk (era pure convinto, così ha detto, che Emily Upjohn non contasse molto, del resto non è che i cavalli di Gosden volino in questo momento). Ma contro Feed the Flame hanno giocato più fattori: la pista tutt’altro che pesante, la mancanza di ritmo (sperava che qualcuno disturbasse il battistrada, ma era difficile trovare un martire in un campo così ridotto), la pista nuova (il cavallo entrando al tondino si guardava intorno curiosissimo, e sembrava pure eccitato dalle novità). Terzo al traguardo, lontano da Hamish per la piazza d’onore. Non ci ha messo più di tanto Ryan Moore a fregarli tutti: in testa, come gli piace, Luxembourg, regolarissimo ma non certo un fenomeno, ha giostrato a piacere e alla fine ha dominato la corsa. Non è per caso che si tratta del solo cavallo di O’Brien ad avere tutte e quattro le gambe in questo momento?

By Redazione

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