Alduino Botti, storia e passione: “Mi chiedevo: Un cavallo come Sirlad, potrò mai allenarlo?”

Da qualche mese il quotidiano Il Giornale accoglie con un certo favore le storie dell’ippica italiana. Nell’ultima edizione in digitale Marco Monaco, il giornalista a cui facciamo riferimento, ha fatto due chiacchiere con Alduino Botti il quale ha raccontato di come nasce la propria passione, di come si è sviluppata e rivela interessanti aneddoti, ai più sconosciuti.

Qui sotto pubblichiamo un estratto ma l’intervista completa potrete trovarla seguendo questo LINK.

Tutte le persone con cui ho parlato affermano che lei riesce a capire le potenzialità di un cavallo a prima vista, è un dono oppure lavoro/esperienza?
“Sono nato in mezzo ai cavalli da corsa e se le dico che so fare solo questo mi creda, ma non sono ‘nato imparato’, non basta stare in mezzo agli animali per capirne i segreti. Nel mio piccolo ho fatto tanta gavetta in giro per il mondo, c’è sempre qualche cosa da imparare ed ogni luogo o persona può darti qualcosa. Osservare i lavori di cavalli del calibro di Sirlad allenato da Gaetano Benetti o altri importantissimi soggetti è stato molto importantre tanto che mi domandavo: “Ma io un cavallo come Sirlad, potrò mai allenarlo?” Non mi stancavo mai di osservare, poi il duro lavoro si intreccia con il talento che uno possiede, l’esperienza e un pizzico di fortuna, del resto la nostra prestazione spesso si conclude in foto dove si vince o si perde per una questione di centimetri”.

Non tutti sanno che lei è stato anche un super allievo fantino, ci può raccontare quel periodo?
“Da fantino non sarei andato avanti per molto perché facevo fatica a stare nel peso e già mio padre mi diceva che non sarebbe stato un problema perché in scuderia c’era tanto da fare e la carriera da allenatore era una gran bella professione. Da Allievo mi sono tolto grandi soddisfazioni vincendo il Premio Parioli al tempo GR1, con Over della Razza Novella ed il Gran criterium altro GR1 con Amynthas, poi terzo nel derby. Purtroppo è successo quello che non doveva succedere e la mia carriera di fantino è terminata lasciando strada a quella di allenatore. Con la prematura morte di mio padre i proprietari del momento credettero in me e mio fratello lasciandoci i cavalli in allenamento e dopo due anni abbiamo vinto la prima classifica dedicata agli allenatori. Da quel lontano 1973 sono passati oltre 50 anni e siamo sempre qui.

Chiederle quale sia il cavallo più importante o nel suo cuore è pressoché impossibile, visto che vince incessantemente da sempre e sfogliando gli albi d’oro ce ne sono a decine, ma chiederle quale è il cavallo in cui ha sperato ma poi l’ha delusa potrebbe essere interessante perché anche i numeri uno qualche volta non centrano il bersaglio…
“In verità a questa domanda non so risponderle, perché al pari di molti campioni abbiamo avuto la fortuna di avere in scuderia tanti altri buoni cavalli che sembravano destinati a carriere importanti, anche in questo caso l’elenco sarebbe significativo ma ha poco senso farlo, le garantisco che anche io sbaglio e quando si sbaglia ci facciamo tante domande per non reiterate l’errore, è bravo chi riesce a correggersi e non commetterlo nuovamente. Ricordo volentieri cavalli come Val d’ericaMiss grisMy top vincitore del derby del centenario, Full drago che da semplice cavallo da corsa è diventato campione”.

By Redazione

Related Posts