Addio a Luciano Bietolini, aveva 81 anni. Il ricordo di Mario Berardelli

Nella notte tra il primo maggio ed il 2, è venuto a mancare Luciano Bietolini, 81 anni. Una vita nell’ippica, ha attraversato la golden age del nostro sport vincendo, tra le altre corse, il Regina Elena nel 1975 in sella a Sinthesis per la Scuderia Velino e Toto San Marzano. Tra le cose indimenticabili della sua professione un Derby sfuggito di poco su Camigliatello battuto da Ardale per Carlo Vittadini e Gianfranco Dettori ma poi, come allenatore, tanti successi e tanta esperienza messa al servizio del caso con la vittoria ufficiale con Tuscan Gaze nell’anno del Covid in collaborazione con il figlio Gabriele, allenatore in voga a Capannelle. Luciano è papà anche di Gianluca, altro allenatore di successo in Francia. La sua è stata una eredità morale e sportiva che ha dato i suoi grandi frutti.

Giungano le più sentite condoglianze alla famiglia. Qui sotto il ricordo di Mario Berardelli.

Mario Berardelli: La sera si andava, non scalfarianamente in via Veneto, bensì in scuderia dopo le corse. Abitudine che, direi sempre, ha contraddistinto la passione autentica. Il giro pomeridiano post giornata di corse era un rito liturgico. Il nostro si officiava nelle splendide scuderie del Capitano Ferdinando Angellotti, isolate e immerse nel verde al confine estremo di Capannelle. Ora non ci sono più. Una chiesetta affascinante e sconsacrata faceva da selleria , c’era il trottoir, box nel numero giusto e quella indispensabile riservatezza che favorisce la applicazione. A due passi, i miracoli di capannelle, c’era anche la salumeria che faceva riferimento ai Di Chio e per corroborare il corpo oltre che lo spirito niente di meglio che una ciriola farcita con buon prosciutto tagliato largo a mano. Si arrivava alla spicciolata e non mancava mai Luciano, il fantino di scuderia. Erano gli anni di Camigliatello. Quanti ricordi. Il suo era l’ultimo box sulla destra con affaccio forse un po’ più con vista migliore. A quei tempi la persona che si prendeva cura del figlio di Veronese era John Cassanelli che presto sarebbe diventato egregio allenatore.

Il Capitano, zio Guido e Luciano discutevano, progettavano, si confrontavano, noi ovviamente un metro indietro, tutti zitti ma pronti ad imparare, come diceva Ubaldo Pandolfi, rubando con gli occhi e con le orecchie. Che meravigliosi ricordi, gli anni anche di Nicastro che vinse l’Unire. Davanti alla chiesetta selleria due bambini, usciti a forza dalla macchina, giocavano a fare i fantini, ovviamente. Con la frusta di papà simulavano vere e proprie corse o almeno i finali. Erano Gianluca e Gabriele, cresciuti dunque a pane e cavalli, beh come tutti noi in fondo, il marchio di fabbrica e di appartenenza. Con Luciano siamo stati sempre amici e fino agli ultimi tempi in cui veniva alle corse. In primavera, quando cresceva rigogliosa, a fine mattinata Luciano amava raccogliere con apposito falcetto la celebrata e buonissima cicoria dell’agro romano. Girava per le piste e riempiva più di un sacchetto di plastica. Uno era sempre per me, avevano questa debolezza in comune.

Camigliatello, oscar della sfortuna, finì secondo nel Parioli e cosi anche nel derby, trovò sulla sua strada Arnaldo da Brescia e Ardale, beh Spineta e Vittadini, il top. Luciano avrebbe tenuto tantissimo a vincere il nastro azzurro con la giubba gialla e verde, quando ci ripensavamo insieme era davvero un festival del rammarico. Forse era il classico cavallo molto buono cui mancava magari il famoso soldino per fare la lira ai massimi livelli. Chissà. Luciano è stato l’uomo di Sinthesis, vincitrice al rientro di Elena, capolavoro di Toto di San Marzano epoca in cui Hern era rientrato col Brigadiere nelle Ghinee asfaltando Mill Reef e My Swallow. Soddisfazione pazzesca come quella con Shamsan nel Repubblica, che bravo fu Bignami, e poi con Stone sempre nel Repubblica. Gianluca nel frattempo era diventato un top gentlemen, Gabriele si avviava a disegnare i contorni di una splendida carriera di jockey. Fece in tempo anche a correre contro il papà e se la memoria non ci inganna un giorno ci fu una incredibile parità. Un passaggio di testimone mentre Luciano iniziava la carriera di trainer che si sublimò, prima crescendo Gianluca ora top trainer francese e poi Gabriele che è adesso sulla cresta dell’onda sia pure in momento in cui il nostro Turf vive una stagione diversa da quella meravigliosa delle tante Golden Age del nostro mondo.

Luciano Bietolini, foto Facebook

La grande gioia è stato il derby di Tuscan Gaze, c’è e ci sarà per sempre il suo nome nell’albo d’oro. La rivincita di quel pomeriggio in cui Gianfranco e Ardale gli negarono la gioia sempre inseguita. Luciano non è mai stato un chiaccherone, al contrario era di poche parole ma con le persone cui dava la sua fiducia si lasciava andare un po’ di più. Ad inizio carriera a credere molto in lui fu anche una donna eccezionale di cavalli quale fu Jill Pratt, una sorta di predestinazione e investitura, metà anni sessanta, cui seguirono le splendide stagioni dei 70. Caro Luciano, meraviglioso protagonista di un Turf felice, sapevi sorridere dentro di te , una dote splendida, bastava un cenno, uno sguardo e ci si capiva e magari la mente e l’animo correvano a quegli indimenticabili pomeriggi e mattine a Ciampino , in fondo eravamo tutti i ragazzi di Camigliatello…. Fai buon viaggio.

By Redazione

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